Settembre 11, 2026

Quando il contenuto interrompe lo sport: il caso influencer al centro del tennis

influencer alllo us open

Negli ultimi periodi uno degli argomenti che ha fatto più rumore nel mondo dello sport, nel tennis soprattutto, riguarda il ruolo degli influencer marketing.

Lo sport non è più soltanto qualcosa da guardare, ma è qualcosa da fotografare, commentare e condividere per trasformarlo in contenuti per canali social o vlog personali. Questo ha cambiato profondamente il modo in cui gli eventi sportivi vengono raccontati e l’introduzione degli influencer ne è la dimostrazione, dato che danno la possibilità di raggiungere nuovi pubblici, produrre contenuti spontanei e trasformare l’esperienza dal vivo in contenuto digitale.

Il problema arriva quando il racconto dell’evento comincia a interferire con l’evento stesso. Non è portare gli influencer nello sport, ma lo diventa quando il contenuto diventa più importante dell’evento che dovrebbe raccontare.

E questo è esattamente quello che è successo a New York.

US OPEN: QUANDO L’INFLUENCER DIVENTA PARTE DELLO SPETTACOLO

 

Nel 2025 la USTA aveva iniziato a concedere accrediti ai content creator; nel 2026 il programma è cresciuto al punto da coinvolgere quasi 100 creator. Dal punto di vista del marketing questa mossa ha come obiettivo quello di portare il torneo dentro la community degli influencer.

Ma durante la corrente edizione del torneo sono emersi alcuni problemi, come quello durante il match tra Osaka e Zakharova. In questo episodio dei creator impegnati a registrare contenuti durante il match hanno portato l’arbitro a intervenire e interrompere temporaneamente il gioco. 

Qui sorge il problema e si trova anche il confine dell’influencer marketing, perchè l’influencer racconta l’esperienza ma deve fare attenzione a non interferire con il reale svolgimento dell’evento sportivo.

IL PARADOSSO DELL’INFLUENCER MARKETING SPORTIVO

 

Per rendere lo sport più coinvolgente, rischiamo di renderlo meno autentico. L’influencer porta engagement, ma questo deve collimare con le esigenze dell’evento sportivo che si segue, con le regole e soprattutto con i codici comportamentali.

Mentre negli altri sport questi elementi potrebbero non avere una grandissima rilevanza, nel tennis non è così. Il silenzio durante lo scambio, il rispetto dei giocatori, il comportamento sugli spalti, il momento in cui entrare o uscire dal proprio posto fanno parte dell’esperienza sportiva. La logica degli influencer deve convivere con quella dello sport.

Ma la figura dell’influencer non è necessariamente negativa, in quanto possono essere una delle più grandi opportunità per lo sport contemporaneo. Un creator ha la possibilità di raccontare cose che non si vedono come il dietro le quinte, la vita del torneo, il viaggio, gli outfit e l’atmosfera dell’evento.

Sul loro ruolo anche i diretti interessati hanno dato un’opinione. Interpellati sull’argomento in conferenza stampa, diversi tennisti hanno esposto le loro opinioni. Alcuni come le tenniste Osaka e Pegula hanno evidenziato come non vada superato il confine tra promozione del torneo e il disturbo della competizione, altri come Medvedev e Tiafoe hanno mostrato interesse verso questa evoluzione.

In molti hanno iniziato a commentare questo argomento e subito arriva una presa di posizione da uno dei tornei più importanti del mondo. Wimbledon ha pubblicato sui suoi canali ufficiali un comunicato dove annuncia che per l’edizione 2027 del torneo non saranno previsti accrediti per creator e influencer, bocciando categoricamente questa figura. Ciò non significa che il torneo inglese disprezza i vantaggi del marketing digitale, ma che sceglie di vendere la propria identità tradizionalista in maniera diversa.

COME ARGINARE QUESTO FENOMENO?

 

La questione alla base, però, non dovrebbe riguardare la presenza o meno di queste figure, ma andrebbe regolamentato il loro ruolo.

I tornei dovrebbero realizzare una vera e propria governance del contenuto, stabilendo cosa possono fare, dove farlo e quando farlo. Non basta invitare gli influencer, ma bisogna progettare l’esperienza che avranno. La domanda che lo Us Open si sarebbe dovuto porre prima di farli accedere al torneo è: “Come facciamo affinché 100 influencer possano produrre 100 contenuti senza compromettere l’esperienza di migliaia di spettatori e degli atleti?”. In questo momento avrebbero mostrato visione strategica.

Il futuro dello sport non sarà necessariamente senza influencer, ma sarà con influencer più consapevoli del contesto nel quale operano. Il vero obiettivo non dovrebbe essere scegliere tra tradizione e innovazione, dovrebbe essere trovare un punto di equilibrio.

Perché se l’influencer marketing nasce per avvicinare nuove persone allo sport, sarebbe un paradosso se finisse per allontanare proprio chi quello sport lo pratica e lo vive.

Ormai sei dentro, a questo punto...

Ti consigliamo di leggere anche questi.

Centro Direzionale, Isola G1 Napoli